VENERDI' SANTO SERA - Processione del SS. Crocifisso e dell'Addolorata

Il 
Venerdì Santo sera si svolge quella che si considera la più importante processione della Settimana Santa: la processione del SS. Crocifisso e dell'Addolorata, organizzata dalla Confraternita di Maria SS. Addolorata, perché proprio in questa chiesa sono custoditi il  grande Crocifisso ligneo del XV secolo e la statua della Madonna Addolorata.
È una bellissima e commovente processione cui partecipano tutte le Confraternite della città, le due società cattoliche: quella di S. Giovanni Battista e quella del Crocifisso, nonché un numero enorme di figuranti, mentre sono sempre più rari i devoti che seguono a piedi scalzi le due "vare".
Il SS. Crocifisso, illuminato  a "lumeri", cioè con candele rinchiuse dentro globi di vetro, sullo sfondo di una grande raggiera dorata, parte accompagnato dalla "vara" dell'Addolorata dalla chiesa di S. Pietro, scende  per la ripida discesa di San Bartolo, percorre il corso principale, in mezzo ad una fiumana di popolo silenzioso.
Questo silenzio è interrotto solamente dalle meste musiche della banda musicale, dallo sparo di mortaretti e dai continui osanna dei portatori delle pesanti "vare". Vestiti, per fede o per voto, con una tunica bianca, i portatori del Crocifisso incitano alla preghiera al tradizionale grido di "Sa laratu lu Santissimu Crucifissu ! ... Laratu sempre sia". Gli fanno eco i portatori della vara dell'Addolorata: "E chiamammura cu na vuci fiera e viva!" e gli altri rispondono "Evviva a  Ddulurata". Il solista riprende subito a dire: "A dispiettu ri l’infernu!", e gli altri "Viva Maria sempri in eternu". E così in continuazione, per tutta la durata della processione, fino a rimanere senza voce.

La processione, procedendo lentamente, intorno alle 23:00 giunge in Piazza S. Giorgio, una volta animata dalla presenza del più importante e ricco Monastero di suore Benedettine. Qui c'è l'atteso incontro tra la madre Addolorata ed il Figlio Crocifisso che, tra la commozione dei fedeli, per un attimo incrociano lo sguardo.
In tale piazza si fa una lunga sosta per dare un po' di riposo e far prendere respiro ai portatori. Diverse famiglie del rione offrono pane condito, vino e dolci ai portatori e agli amministratori e rettori delle confraternite.
Un altro momento suggestivo e significativo della serata si verifica al ritorno della processione, quando si affronta "a chianata ri San Barturu" dove, fino al 1866, vi era un altro Monastero di Benedettine di clausura, appunto quello di San Bartolomeo. Qui la processione è costretta a fare una ripida e lunga salita che mette a dura prova le forze residue dei portatori delle due "vare", specie di quella del grande Crocifisso.
Per impedire eventuali incidenti e per aiutare a mantenere il baricentro del Crocifisso, due robuste e lunghe funi, tirate da volontari e collegate al centro della Croce, aiutano i portatori nella salita. Giunti nella piazza del colle di S. Pietro i portatori dell'Addolorata e del Crocifisso, prima della benedizione finale, con un'ultimo immane sforzo, sollevano sulle loro braccia le due "vare" rivolte verso la città, affinché  la Madonna e il suo Figlio benedicano Randazzo e i suoi abitanti.


- Testo a cura di Salvatore Rizzeri, tratto dal sito "Randazzo Città Medievale".
- Foto a cura di Sabrina Battagliola, tratte dalla pagina facebook "Settimana Santa a Randazzo".


- GALLERIA FOTOGRAFICA -


"A chianata ri San Barturu" (2013)